GDR LAB è un laboratorio che usa il gioco di ruolo come strumento ludico-terapeutico. Scopo di questo progetto è quello di coinvolgere i partecipanti nell’avventura del cambiamento. In questo articolo si vedranno le origini del gioco di ruolo concentrandosi sulle differenze con il passato, particolare attenzione verrà prestata all’importanza del gruppo. In fine proverò a rispondere alla domanda: come si svolge GDR LAB?

LE ORIGINI DEL GIOCO DI RUOLO TERAPEUTICO

Il gioco di ruolo come strumento terapeutico, formativo ed educativo ha ormai una storia consolidata, grazie anche a diverse sperimentazioni che proseguono ormai da anni [3]. Ciò che caratterizza questo tipo di approccio è la funzione svolta dall’improvvisazione teatrale che si mette in atto nella pratica di gioco. Questa è, al pari di qualsiasi forma d’arte, un modo di esprimere sentimenti ed emozioni entrando in quella che in gergo chiamiamo catarsi del gioco. Ancor più, l’elemento gruppale incentiva la formazione di relazioni, essenziali per la crescita personale. Sebbene già Jacob Levi Moreno nella prima metà del secolo scorso parlasse di gioco di ruolo come evoluzione del teatro della spontaneità, vi sono delle evidenti differenze con questa proposta.

DIFFERENZE CON IL PASSATO

Prima di tutto cambia la prospettiva con la quale si entra in relazione con l’Altro. Nella modalità di approccio qui proposta, il gioco di ruolo viene utilizzato come strumento tra estranei che quindi non condividono una traccia comune e non recitano aspetti personali legati ad un contesto pregresso [5] Questo, oltre a liberare dal ruolo predefinito, agevola una proiezione della propria identità sul personaggio interpretato, immaginando i loro comportamenti sulla base dei propri schemi di pensiero. Ci si immerge effettivamente in un “nuovo mondo”, diverso da quello sperimentato quotidianamente dal soggetto. Solo attraverso la catarsi del gioco, quindi, è possibile entrare a far parte di un nuovo gruppo sociale se così si vuole definire.

L’IMPORTANZA DEL GRUPPO

Il gruppo di gioco fornisce al partecipante uno spazio altro, differente dall’ambiente domestico, dai compagni di studio o dal team di lavoro. Proprio in questo senso vi è una scoperta e una riscoperta di sé stessi, degli altri, del gruppo e delle dinamiche interne ed esterne. Differenziarsi per riconoscersi vivendo diversamente la propria identità. In questo senso, tra gli autori che hanno ispirato questo progetto ritroviamo Alfred Adler [1] , di cui qui verranno esposti alcuni concetti. Prima di tutto va valorizzato l’incontro tra l’autore austriaco e Moreno: i due condividevano l’idea secondo la quale sia la comunità (Gemeinshaft) a creare l’individuo e che questi non sia immaginabile senza la prima [4]. Per quanto riguarda Adler, ci si può soffermare sulla sua teoria che comprende la creatività quale entità che guida l’individuo nel suo stile di vita e che da questo risulta influenzata. Riassumendo, ci si può avventurare nel dire che una differente concezione di sé e della società portano la persona verso il cambiamento.

COME SI SVOLGE IL PROGETTO GDR LAB?

Questo laboratorio è definito volontariamente come PROGETTO GDR LAB perché si pone in un’ottica di continuo mutamento. Ciò rappresenta una forma mentis principalmente per gli operatori che si prestano al suo sviluppo: principalmente, un’organizzazione plastica del laboratorio garantisce una buona permeabilità del gruppo che accoglie i giocatori sia in fase di apertura sia a ciclo iniziato. Le sessioni di gioco si svolgono (per quanto possibile) in presenza, seduti intorno ad un tavolo con l’opportunità di guardarsi in faccia. Il gioco di ruolo, come evidenziato da ricerche effettuate nello scorso decennio, coinvolge i partecipanti in prima persona e parallelamente abbraccia diversi aspetti del vivere umano, agevolando la riflessione e il cambiamento su differenti livelli [2]. Tale modalità risponde all’esigenza del partecipante e del terapeuta di raccogliere le informazioni non solo dalle parole dell’interlocutore ma anche dai suoi gesti, dalla mimica e da tutto ciò che ricade sotto la definizione di comunicazione non verbale. La struttura degli incontri può variare nel tempo e nella durata ma ha come filo conduttore la compresenza di una figura narrante, che si occupa di accompagnare i giocatori nella creazione e nello sviluppo della storia di cui sono i protagonisti e di uno psicologo, il quale svolge la funzione di facilitatore nel dialogo e di conduttore della fase di debriefing.

APPROFONDIMENTO

Recentemente è stato pubblicato un articolo sulla rivista digitale Justnerd, un’intervista in cui il Dott. Demetrio Martorano, spiega la nascita e lo sviluppo del laboratorio applicato al periodo dell’adolescenza. Nello specifico ci si è concentrati sulle opportunità di sviluppo dell’intelligenza emotiva che il gioco offre.

 

BIBLIOGRAFIA

  1. Ansbacher, H. L., & Ansbacher, R. R. (1997). La psicologia individuale di Alfred Adler. It
  2. Daniau, S. (2016). The transformative potential of role-playing games: From play skills to human skills. Simulation & Gaming, 47(4), 423-444.
  3. Scicchitano, M. (2019). Metodo LabGDR: Un manuale operativo per l’utilizzo del gioco di ruolo in clinica, educazione e formazione. FrancoAngeli, Milano 2019.
  4. Seidel, U. (1996). Alfred Adler und Jacob Levi Moreno—Begegnung ohne Folgen?. In Jahrbuch für Psychodrama psychosoziale Praxis & Gesellschaftspolitik 1995 (pp. 41-55). VS Verlag für Sozialwissenschaften, Wiesbaden.
  5. Waskul, D., & Lust, M. (2004). Role‐Playing and Playing Roles: The Person, Player, and Persona in Fantasy Role‐Playing. Symbolic Interaction, 27(3), 333-356.